MarketingPark

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del marketing!

31 agosto 2007

Ugly advertising #2

Un'azione di Marketing può essere definita brutta o spregiudicata a seconda delle modalità utilizzate per perseguire il fine. Il fine ultimo non fa quindi la differenza, che è solitamente comune ai più e legittimo - come autopromozione, immagine, pubblicità - bensì è il percorso che un'azienda (e chi per lei) decide di percorrere che ne farà una impresa etica o meno.
Tra le iniziative discutibili, più frequenti da almeno un decennio, annovero le offerte di lavoro fittizie. Come scriveva qualche tempo fa Marketingblog "un'azienda che offre lavoro raccoglie consensi e simpatie". Niente di più vero, soprattutto in un'epoca dove la lotta alla disoccupazione è diventata una priorità.
Tempo fa, un giovane venditore di una concessionaria di pubblicità di alcune testate nazionali mi disse che sui quotidiani gli spazi a pagamento nelle aree dedicate al lavoro costano meno che in altri punti dello stesso giornale. Non so se oggi le tariffazioni funzionano ancora così. Però fare brand awareness con loghi extralarge utilizzando la formula dell'offerta di lavoro mi sembra una cosa francamente poco pulita, non solo perchè si consuma sulle spalle di chi cerca un'occupazione ma anche per altri non trascurabili aspetti: un'azienda che assume dimostra innanzitutto di godere di ottima salute, soprattutto se in previsione di fusioni, collocamento in Borsa, emissione di titoli etc. Mi risulta poi che altre strumentalizzino il recruiting anche per indagini di settore, ricerche di mercato e reperimento di informazioni sulla concorrenza. Infatti sono molteplici le doglianze in merito ad invii di curriculum vitae e colloqui caduti letteralmente nel silenzio, senza alcun seguito nemmeno formale.
Per scoraggiare queste pratiche (con quali esiti?), anni fa il supplemento del Corriere della Sera "Corriere Lavoro" approntò una info line (con email e telefono) a cui i candidati potevano segnalare comportamenti scorretti ed inserzioni civetta. E oggi, come stanno le cose?

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09 luglio 2007

Come le impronte digitali


Se c'è una cosa, su tutte, che ho appreso subito e tenuto sempre ben presente è che l'unicità paga sempre, in qualsiasi settore.
"Be master in your own house!", mi ripeteva spesso un noto imprenditore che ho affiancato per un certo periodo, il quale affermava pure: "Tutti hanno il sito azzurro? E noi lo avremo rosso ed argento. Altri ce l'hanno verde? Ed allora noi lo avremo ocra e nero!".
Alla base di queste nette prese di posizione non c'era soltanto l'autostima ma la consapevolezza che andare dietro al gregge, ovvero calcare vie note e seguire i diktat del momento, avrebbe voluto dire vivere di luce riflessa altrui. Il che non è proprio il massimo, per chi non ha mai conosciuto la mediocrità.
La lezione valga per chiunque si accinga ad elaborare progetti o a concretizzare sogni d'impresa.

P.S.
MarketingPark ha appena spento la sua 1° candelina. In questi dodici mesi in tanti mi han suggerito di eliminare il suo caratteristico sound "bucolico", e a tutti ho puntualmente risposto picche. Perchè mai avrei dovuto stravolgere l'identità del blog? Lo consiglia il medico? :-)

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06 giugno 2007

Pesto indigesto

Un'altra brutta storia italiana. L'immagine di un'azienda non ne esce mai immacolata quando accadono queste cose. Ricordatelo.

Via Unpercento

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15 marzo 2007

Akira è tra noi

Premessa

Nel film di animazione Akira (1988) si ipotizzava un'evoluzione della specie umana, una sorta di individuo trasformato in energia pura e dai poteri illimitati realizzato a scopi militari nei laboratori di Tokio, un progetto iniziato alla vigilia della 3° Guerra Mondiale e proseguito anche dopo la distruzione della città.

L'esperimento prevedeva l'inserimento dell'energia di un uomo in un'ameba (cioè un organismo unicellulare) e il tutto iniettato nelle cavie umane selezionate. Le forme di vita unicellulari però non hanno la coscienza di progredire ma solo un istinto di sopravvivenza che può spingerle a distruggere tutto ciò che si trovano di fronte. Per meglio rendere l'idea della mostruosità della cosa riporto uno dei dialoghi cruciali tra alcuni dei personaggi del manga:

"Ma chi diavolo è questo Akira?" chiede Kaneda. Kaori risponde che tutto quello che sa è quello che le hanno detto: "Akira ha raggiunto l'energia pura [...] Un essere umano, lo sai bene, persegue tanti progetti nell'arco di una vita intera, giusto? Come lo scoprire le cose, il costruire oggetti, come una casa o un'automobile e ponti e città. Da dove pensi che provenga tutto questo potenziale di energia? Dopotutto l'uomo discende direttamente dalla scimmia, giusto? E prima ancora dagli insetti e dai pesci e prima di questi dal plancton e dall'ameba unicellulare. Se ci pensi bene, ogni forma vivente è dotata di una sua fonte di energia. Io intendo parlare della forza vitale che esiste, perfino nella molecola dell'acqua e dell'atmosfera, e perfino nella polvere dello spazio. Se tutto questo si è evoluto, allora deve aver trattenuto una qualche memoria al suo interno che potrbbe farci risalire fino a prima che iniziasse il tempo. [...] Forse tutto ciò che oggi esiste possiede questa memoria. Ma se l'ordine delle cose fosse stato stravolto, se nel corso di un esperimento fosse stato trasfuso su un'ameba il potere di un essere umano? [...] Le amebe non sono in grado di costruire moto o bombe atomiche, ma tendono a divorare tutto ciò che incontrano sulla loro strada [...]. All'inizio alcuni uomini cercarono di sfruttare quelle menti su richiesta del Consiglio esecutivo, ma fallirono e la distruzione di Tokyo fu allora inevitabile. Ma questa volta quell'energia pura sarà nostra."

La metafora

Il progetto Akira è però sostanzialmente un fallimento. Un organismo semplice non può artificiosamente contenere un'energia non sua, non prevista dalla natura.

Certi disastri sono riscontrabili anche quando, sempre forzatamente, si caricano persone inadatte ed incapaci di poteri decisionali o le stesse vengono poste ai vertici di istituzioni, aziende o organizzazioni importanti per l'economia di una nazione.



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