MarketingPark

Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del marketing!

07 settembre 2007

Ogni lasciata è persa



Nel 1991 (ero poco più che ventenne) fui incaricata di organizzare - in soli 18 giorni - il mio primo importante evento: il party d'inaugurazione di una nuova sezione giovanile dell'allora P.S.I.
Non si trattava di una semplice festa ma dell'occasione principe per quel partito (all'apice della sua grandezza) di attrarre tesserati, simpatizzanti e potenziale elettorato giovane nella zona. I tempi stretti e le implicazioni d'immagine erano tali che chiunque al mio posto avrebbe esitato almeno un pochino nell'accettare. Complice l'incoscienza ed una già forte dose d'intraprendenza, elaborai una serie di iniziative per fare di quella serata qualcosa di unico ed irripetibile.
Innanzitutto la location. Riuscii ad ottenerne la disponibilità benchè non ne fosse mai stato consentito l'uso, prima di allora (e neanche dopo, mi risulta), a scopi privati. Questa cosa era ben nota agli abitanti della zona e quindi destò non poca meraviglia. Furono realizzate poche centinaia di esclusivi inviti riservati ad opinion leader in erba ed associazioni. Scelsi uno stile minimale e rigoroso, bianco-nero (vedi foto), precorrendo di qualche tempo quello che sarebbe stato il trend del decennio.
Pensai, inoltre, di integrare il budget messomi a disposizione dal partito con l'ingresso di due sponsor. Anche in questo caso puntai alto: Philip Morris e Coca Cola!
All'epoca sfoggiare un finanziatore "tabaccaio" era roba per pochi ed ancora, fortunatamente, politically correct. Incontrai poi una dirigente della Coca Cola Company presso la sede di Marcianise (CE) la quale mi anticipò che stavano per lanciare sul mercato italiano la versione Light (antesignana della più recente Zero) e quindi era entusiasta di poter unire idealmente i nostri rispettivi debutti, visto che il connubio sarebbe avvenuto sotto gli occhi dei media regionali.
L'appoggio della multinazionale delle bevande superò addirittura le mie più rosee aspettative. Nel primo pomeriggio del giorno X, come promesso, giunse un incredibile tir completamente rosso con serigrafata la celebre scritta in bianco sui lati e dal quale alcuni operai tirarono fuori arredi per esterni "brandizzati", maxi frigo bar fornitissimi e gadget per gli ospiti coi quali allestirono parte dei viali interni. Più tardi arrivarono anche fascinose hostess e steward di rosso e bianco vestiti, incaricati di servire da bere ai presenti la novità ipocalorica. Musica rock live seguita poi da un dj set fino a notte fonda fecero il resto. Soddisfazione: totale, per tutti.
Ho rievocato questo episodio da curriculum per rincuorare Antonio, attualmente alle prese con importanti impegni e con le correlate incognite che ogni nuovo ruolo comporta.

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26 agosto 2007

Lo vorranno tutti

"Se tutto il resto non funziona la cosa migliore è urlare in coro 'USA! USA!". E' uno dei consigli del manuale della Casa Bianca, destinato agli organizzatori degli eventi dove è invitato il presidente George W. Bush, per annullare l'impatto negativo di eventuali dimostranti. L'opuscolo, ottenuto dai media Usa, elenca una serie di tattiche per controbattere chi cerca di manifestare il suo dissenso con la politica di Bush. Tutti coloro che partecipano agli eventi presidenziali devono avere un biglietto d'invito fornito dagli organizzatori. [...].
(fonte: ANSA 2007-08-22 19:57).

Gli americani, non a caso, sono da sempre un modello in fatto di Comunicazione. L'idea dell'opuscolo è geniale e, nel contempo, un tantino inquietante. Prevedo, a breve, analoghe iniziative anche in Italia. Qualcuno (e qualcun'altro pure), visti i tempi che corrono, potrebbe sentirne il bisogno...

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16 agosto 2007

Basta un poco di zucchero...

Ci sono cose che per la loro stessa natura risultano essere decisamente brutte, odiose o sgradevoli. Quando, per varie ragioni, è impossibile cambiarle o migliorarle nella sostanza, la comunicazione intervenendo sulla "facciata" riesce talvolta a compiere autentici miracoli, ad "edulcorarle" cioè, al fine di renderle più gradite o sopportabili da mandar giù (Mary Poppins docet).
Sin dalla notte dei tempi si fa abile ricorso agli eufemismi o a termini esotici (come gli anglicismi). Ogni buon comunicatore ne fa uso sapiente ed opportuno (persuasive copywriting, ad esempio). Però pure il mondo politico per tali pratiche non è secondo a nessuno.
Tra i termini del nostro vocabolario ritoccati dal "make-up" di cui sopra, ad esempio, c'è il celebre "netturbino" divenuto poi "operatore ecologico".
Ma è di questi ultimi anni il caso più clamoroso e sfacciato: il "caporalato" si è trasformato in "staff leasing", anche se in pratica pare si tratti sempre della stessa cosa. Come dire: il trucco c'è e si vede pure!

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15 agosto 2007

Harakiri

Da un laureato in Comunicazione (seppur honoris causa) mi sarei aspettata una migliore gestione della crisi ma, nonostante una settimana di riflessione trascorsa da quasi recluso lontano dai media, il massimo che è riuscito a produrre (o chi per lui, molto più verosimilmente) è questa penosa arrampicata sugli specchi senza contraddittorio. Fossi stata uno dei suoi generosi sponsor avrei avuto a dir poco le palpitazioni. Un accertamento pluriennale della GdF difficilmente può essere smentito o sconfessato, tantomeno in quel modo lì.
Perchè, piuttosto, non intavolare una discussione botta-risposta dinanzi alle telecamere tra i suoi consulenti fiscali ed i giornalisti, giusto per fugare ogni dubbio e per ribadire l'assoluta buona condotta?
P.S.
Di Domenica, a casa mia, è sana consuetudine tener spenta la tv, tranne che in occasione di eventi sportivi come F1 e Motomondiale.
Il prossimo 19 Agosto ci sarà la gara di Brno, ma nessuno qui avrà voglia di guardare (e tantomeno tifare) certi campioni di evasione (presunta?), campioni sempre, ci mancherebbe altro, anche nelle beffe e nelle contraddizioni, così la tv rimarrà spenta lo stesso.

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13 agosto 2007

L'ennesimo mistero italiano?

Trovo inquietante che nell'era della comunicazione globale non si riesca a capire mai dove sta la verità, neanche per episodi leggeri come questi (sui media, in questi giorni sono circolate almeno tre versioni dei fatti, riprese anche nell'articolo in questione). Che si tratti di arte della simulazione e della dissimulazione ("simulator ac dissimulator", scriveva Cicerone riferendosi a Catilina), oppure abile controinformazione (come quella attuata contro Hitler dai governi alleati e descritta anche nel film "The Good Shepherd" con Matt Damon), nel 2007 - per i piccoli come per i grandi eventi di cronaca e non - ci tocca ancora fare come il filosofo Diogene di Sinope ed armarci ogni volta del lanternino per cercare la verità?
Lascio a voi ogni ulteriore considerazione...

P.S.
Anche all'estero non scherzano in fatto di manipolazioni.

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11 agosto 2007

Ho trovato una perla (nel palinsesto estivo)!

Ieri sera ho videoregistrato (senza troppa convinzione, lo ammetto) il programma di RaiTre "La Grande Storia", dal titolo "Mi consenta. I politici e la tv".
Oggi l'ho potuto guardare con attenzione ed apprezzarne l'excursus narrativo di decenni di propaganda, dalla nascita della Repubblica Italiana fino ai giorni nostri. Una autentica lezione di storia della comunicazione politica, con il passaggio (neanche indolore) dalle parole all'immagine, grazie all'avvento della televisione. Mi auguro che il sito renda presto disponibile online la puntata in questione perchè merita.

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10 agosto 2007

Drunk advertising

Chi opera nella Comunicazione è sempre attento (o perlomeno dovrebbe esserlo) all'evoluzione delle lingue, ai gerghi giovanili, ai neologismi (soprattutto quelli legati alla nascita - ad esempio - di nuove tecnologie e strumenti). Ci sono poi termini lessicali che, quando abusati o superati da altri trend, perdono efficacia.
Eppure, nella grande distribuzione ed in certi contesti commerciali persiste da anni - suscitando, pare, medesimo fascino sui consumatori - l'utilizzo dei superlativi ("offertissima", "scontatissimo" etc.) e l'esibizione di prezzi strategicamente "limati" di un centesimo (0,99 - 9,99 - 19,99) per mantenerli entro la decina inferiore perchè ciò conferisce parvenza di risparmio.
Anche volantini e depliant hanno una grafica pressocchè immutata da decenni, traboccano di prodotti "civetta" (sono quelli che servono ad attrarre in negozio la potenziale clientela salvo poi scoprire che sono puntualmente esauriti), sono volutamente caotici, anzi ipnotici. A leggerne tanti, tutti assieme, si rischia l'ubriacatura!

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07 agosto 2007

I sogni muoiono all'alba

Esistono individui che sembrano venuti al mondo proprio per farsi imbrogliare. Essi rispondono a qualche misteriosa legge cosmica o, più semplicemente, con la loro esistenza creano un darwiniano equilibrio nella specie umana, come ipotizzato qui. Queste persone non vanno necessariamente cercate tra la gente comune, i socialmente deboli o gli ipo-scolarizzati. Nessuna fascia sociale può definirsi totalmente immune agli impostori.
Ho fatto questo ragionamento stamane quando - passeggiando nella "city" bresciana - ho potuto ascoltare un rampante giovanotto dall'abbronzatura color cuoio (forse un collega comunicatore) che al cellulare diceva:
"Lascia fare a me. Ho un progetto infallibile. Ti garantisco che del tuo partito parleranno tutti e farai una barca di voti che neanche te la sogni!".
Non ho mai visto prima il tipo in questione quindi non dovrei mettere in dubbio i suoi "poteri magici", però a farmi drizzare le antenne è stato quel "ti garantisco" al quale riuscirei a credere solo se a proferirlo fosse il mio idraulico di fiducia mentre si accinge a sturare uno scarico.
La mia personale deontologia, sia dinanzi alle richieste più banali che a quelle più assurde, mi fa da sempre propendere per un più fattibile e realistico "farò del mio meglio" piuttosto che per la promessa di un risultato certo al 100%.
Probabilmente la gente ama sognare ed ama ancora di più quelli che i sogni glieli alimenta con maestria. Il risveglio, poi, è tutt'altra storia...

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25 luglio 2007

Verso la Consapevolezza


Ho accolto con piacere l'invito di Maurizio Goetz ad utilizzare il suo concept "ornitologico" in slide, così vi ho realizzato (nei limiti imposti dal template) un mio ideale percorso verso la consapevolezza, per aziende disponibili all'ascolto ed all'innovazione.

Sharing is caring!

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22 luglio 2007

Virtual insanity

Cosa pensa un lettore quando gli capita, sfogliando le pagine del suo magazine preferito, di guardare non una ma tante pubblicità di prodotti antietà?
L'offerta è ampia, le testimonial più o meno celebri (e più o meno credibili), i marchi di alta gamma (come i prezzi), tutti vantano molecole di ultima generazione, dichiarano anni di ricerca e test di laboratorio, promettono risultati visibili sin dalle prime applicazioni, i messaggi sono diretti ed accattivanti.
A questo punto, quale sarà l'elemento che orienterà la scelta e farà scattare l'acquisto?
I pubblicitari e le aziende vogliono saperlo, per "affilare le unghie", per approntare cioè nuove strategie comunicative da attuare con le successive campagne stampa.
Come? Attraverso questionari e sondaggi da sottoporre al panel di riferimento, fatto proprio dalle lettrici e dai lettori dei magazine che ospitano a suon di milioni di Euro le loro pubblicità.
Nei giorni scorsi ho ricevuto via e-mail l'invito a partecipare ad uno di questi survey online e, ovviamente, non ho rifiutato. Ogni occasione è buona (e va colta) per capire strategie e meccanismi di Marketing in certi settori così competitivi.
Dopo un breve excursus delle più note campagne attualmente in corso, venivano poi richiesti giudizi su una campagna specifica (quella del committente): claim e suo posizionamento, packaging, evocazioni varie. A colpirmi in modo particolare però, è stata la schermata che ho riportato fedelmente nell'illustrazione di questo post, dalla quale ho eliminato solo il nome della testata nonchè marchio e nome del prodotto in esame. In base alla sola visione della pubblicità mi si chiedeva di esprimere opinioni che avrebbero potuto avere un perchè, un valido fondamento solo dopo settimane di utilizzo regolare dell'antiage in questione.
E' come se vi invitassero a bere un bicchiere di vino su Second Life e ad elencarne, dopo l'assaggio virtuale, pure le qualità, il profumo ed il gusto.

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17 luglio 2007

Ad un passo dal baratro

Aziende che non sanno ascoltare il mercato o che non comunicano sufficientemente con la loro utenza. Governi che attuano programmi o emettono decreti che migliorano la vita dei cittadini ma l'elettorato pare non accorgersene o, addirittura, non ne viene proprio a conoscenza. Prodotti che non incontrano l'interesse dei consumatori. Iniziative e servizi interessanti che vedono però scarsa adesione.
E' una questione puramente di distanze tra le parti in gioco. Presa coscienza di ciò, sarà bravo chi riuscirà ad analizzarne la natura e ad "accorciarle"
  • prima: il fattore tempo è cruciale per non vanificare quanto di buono è stato già fatto;
  • meglio: qualità ed efficacia della comunicazione dovrà essere direttamente proporzionale al valore da trasmettere.

Prendere atto di un fallimento prima che si compia del tutto potrebbe voler dire ridurne il doloroso impatto, contenerne gli effetti o - in alcuni casi - addirittura scongiurarlo.

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15 luglio 2007

Porgiamo l'altra guancia

In tanti, quotidianamente ormai, poniamo all'attenzione dei nostri lettori abituali e di passaggio il modo arcaico di fare marketing B2C in Italia, per il ricorso frequente a stereotipi femminili che all'estero fanno ridere. La comunicazione commerciale e la pubblicità (anche quella pseudo-trasgressiva) che si fa nel nostro Paese non è nè degna nè rappresentativa di una nazione occidentale evoluta. Stesso dicasi per un certo modo di produrre informazione, lontana dalle esigenze di chiarezza e di conoscenza di un popolo sempre più scolarizzato. La blogosfera di nicchia (quella fatta da comunicatori di razza, marketer sensibili ed intellettuali) fa puntualmente le pulci ad ogni stolto exploit sui media. Oggi Massimo ha segnalato un articolo del Financial Times che vi consiglio di leggere con attenzione. Se vi siete mai chiesti cosa potrebbe pensare uno straniero in giro per le vie delle nostre città o mentre fa zapping sui nostri canali televisivi, beh leggendo il testo in questione avrete finalmente le risposte sbattute dolorosamente in faccia tutte in una volta.

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08 luglio 2007

What can we do?


Potrei definirle, senza rischio di smentita, "pillole di saggezza del 3° Millennio" le clip trasmesse durante le 24 ore del Live Earth. I brevi filmati (con testimonial celebri) - il cui claim è "Answer the Call" - suggeriscono nuovi comportamenti ai quali dovremo responsabilmente attenerci tutti per contenere il riscaldamento globale. Mi auguro verranno trasmessi pure in futuro, anche se la manifestazione è conclusa, affinchè il messaggio si radichi e possa influire sulle scelte di consumo e sulle abitudini quotidiane anche dei più distratti. Qui altri video ed immagini disponibili gratuitamente.

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27 giugno 2007

Comunicazione bestiale

Oggi sembrava proprio una bella giornata. Alle 14.00 circa, invece, ho visto per la prima volta lo spot che pubblicizza ti6conesso.it, ovvero il sito del Ministero delle Comunicazioni nato in collaborazione con Save the Children Italia per tutelare i giovani internauti ed offrire loro spunti di riflessione e le informazioni necessarie ad una navigazione sicura. Una nobile iniziativa, tutto sommato, finanziata peraltro anche con il denaro dei contribuenti. Perchè allora svilire il messaggio (e "l'altra metà del cielo") proponendo nello spot in questione una giovane mamma che sembra invece - come in certe inossidabili/de' coccio pubblicità dei detersivi - lo stereotipo delle casalinghe di 30 anni fa? Nel filmato la donna prima legge su un pezzo di carta il messaggio di suo figlio che l'avvisa di una ricetta che è nel computer, poi la si vede indaffarata a cercare letteralmente la fantomatica ricetta nella tastiera, nel monitor, nel mouse etc. Una squallida commedia degli equivoci che da un lato vorrebbe responsabilizzare i minori sull'uso consapevole delle nuove tecnologie e nel contempo sacrifica sull'altare della giusta causa, mortificandolo, il genere femminile e le sue capacità di comprendonio in materia di informatica. Lo spot, insomma, rappresenta un'altra occasione persa per le nostre istituzioni di fare buona comunicazione.

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22 giugno 2007

Urla tra sordi

Quando ci si rivolge a qualcuno (soprattutto se diametralmente opposto da sè), per cercare di instaurare CON SUCCESSO un dialogo, bisogna capire innanzitutto chi è l'interlocutore e che "lingua" parla (inteso soprattutto in senso metaforico), poi sforzarsi di usare inizialmente il suo stesso lessico. Ciò servirà a creare l'empatia che spianerà la strada verso uno scambio proficuo.
Questa regola base di comunicazione (tra umani e non, provare per credere anche con un animale domestico) non sembra molto diffusa, anche tra chi la comunicazione la crea e dovrebbe conoscerne meccanismi e tattiche psicologiche di approccio. Rimanere arroccati sui propri strumenti e linguaggi, fare sfoggio di tecnicismi ed ignorare puntualmente che "lì fuori" c'è un mondo culturalmente variegato è autolesionistico ed inutile.
Faccio questa riflessione ormai quotidianamente perchè quotidiani sono gli spunti provenienti dai media, dal mondo della politica e dell'informazione, ovvero da quelli che dovrebbero essere i leader della comunicazione. Siamo messi proprio bene...

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23 maggio 2007

Come si crea un cult

Il tema di questo post è cruciale per chi si occupa di Comunicazione o di immagine, ed andrebbe ovviamente affrontato con dovizia come meriterebbe.
La dura legge dei blog impone invece la sintesi così mi limiterò a citare un esempio emblematico dal quale potete trarre suggerimenti per proficue azioni future.
Avrete certamente notato come - con largo anticipo rispetto al debutto sul mercato di un quid, di un qualcosa - la macchina del marketing, con abile tempistica, spesso monti strategicamente l'attesa e la curiosità del pubblico, al fine di garantirsi da subito un certo riscontro. Questo accade puntualmente nello showbiz, alla vigilia dell'uscita di un disco o di un film, quando vengono diffuse in anteprima (attraverso vari canali) tracce o brevi sequenze selezionate ad hoc dal prodotto ancora in fase di lavorazione magari.
La selezione accurata del materiale per il preview - in questa fase promozionale - può rivelarsi determinante per il successo di una campagna. A volte i risultati superano le aspettative, sfuggono cioè al controllo (in senso buono) di chi li ha cercati, creando dei veri "casi" se non addirittura dei cult.
Nel 1994, per il lancio del suo film "Pulp Fiction", Quentin Tarantino diede in pasto ai media di tutto il mondo la celebre sequenza del ballo con Uma Thurman ed un redivivo John Travolta. La nuova fatica cinematografica del talentuoso regista rappresentava di per sè già un evento perchè seguiva il filone del precedente ed apprezzatissimo "Le Iene" ma anche perchè segnava il ritorno sul set di un attore praticamente finito nell'oblio come Travolta. Il successo di pubblico, quindi, era prevedibile, ma che una scena di ballo ne decretasse pure l'ingresso tra i miti del cinema no. Per mesi, prima dell'uscita nelle sale, si favoleggiò su trama, personaggi e retroscena vari, complice quell'abile e stravagante passaggio di dita sugli occhi dei due protagonisti.
Quella scena, inoltre, è divenuta negli anni oggetto di innumerevoli citazioni ed interpretazioni. L'ultima? Nello spot Ferrarelle on air proprio in questi giorni.

La regola è applicabile anche ad altri prodotti e contesti con risultati, ovviamente, variabili.

Ho tenuto sempre ben presente la "lezione" anche quando, sul finire degli anni '90, curai la comunicazione e la promozione a livello internazionale di un locale che avrebbe però visto la luce ben 4 mesi dopo. I tempi consentivano una capillare pianificazione sulla stampa periodica, persino sui bimestrali. Necessitavo di immagini e diapositive (supporti molto graditi nelle redazioni, a quei tempi) da allegare alla cartella stampa ma lo stato dei lavori murari non ne consentiva la realizzazione. Con l'intervento di una nota art director (la quale collaborava con magazine di moda, architettura e design) ed un fotografo francese di moda realizzammo pochi e suggestivi scatti nell'unico corner già ultimato. Tra questi ne selezionai solo tre, a mio avviso i più "enigmatici". Dalle redazioni fu un coro di "esiste davvero un posto così?", "belle immagini, figuriamoci il resto" o "non mancheremo all'inaugurazione". Anche i loro lettori non rimasero indifferenti perchè ci giunsero subito numerose chiamate di richiesta informazioni o addirittura di prenotazioni dei tavoli già sold out per le prime 5 settimane di apertura e con ben due mesi di anticipo.



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18 maggio 2007

TFR e Comunicazione: un'occasione persa!

Istituti bancari. Assicurazioni. Gestioni patrimoniali. Entità che se e quando vogliono "comunicare" - soprattutto coi potenziali clienti - lo fanno in modo criptico, ricorrendo a slogan che in effetti dicono poco o nulla rimandando - per i non trascurabili "dettagli" - ad un auspicabile tete a tete con l'agente di turno.
Di tempo, si sa, ne abbiamo sempre troppo poco, perciò ameremmo conoscere a monte di qualunque preimpostato monologo le peculiarità di polizze ed investimenti. Come? Acquisendo, magari, le informazioni giuste (quelle cioè che fanno scattare la voglia di fissare un appuntamento) già attraverso spot e campagne stampa varie, solitamente povere in tal senso.
Persino l'argomento TFR, che ha tenuto banco negli ultimi 12 mesi, non ha fatto cambiar rotta le entità (in senso stavolta "spiritico") di cui sopra.
I lavoratori-risparmiatori italiani, di conseguenza, devono aver tenuto le distanze dalle lusinghe fumose degli operatori del credito e lo dimostra il fatto che oggi, vicini cioè alla imminente scadenza del termine ultimo per esprimere le proprie volontà in merito al sudatissimo gruzzolo di fine rapporto lavorativo, un'indagine di Assogestioni dichiara che: il 74% dei lavoratori non ha ancora dichiarato la propria scelta. Fra questi, circa 7 milioni di individui, il 36%, dichiarano di voler lasciare in azienda il proprio Tfr, il 16% intende destinarlo ai fondi Negoziali, il 6% ai fondi aperti, il 7% preferisce Fip e Pip e solo una percentuale pari al 2% afferma di non voler fare nulla. Ma andando ad indagare le ragioni della mancata comunicazione, si scopre che nel 51% dei casi i lavoratori dichiarano di non aver ancora ricevuto sufficienti informazioni per decidere. Gli operatori privati hanno in pratica finora raccolto un magro bottino. Nel frattempo sulla stampa capita di imbattersi in pubblicità come questa o in spot terribili col duo di comici che viene rassicurato sul fatto che *"alla scadenza del contratto si potrà ricevere fino al 100% dei premi versati"!
Chi ci capisce è bravo.


*Al termine di un contratto di previdenza alternativa, della durata magari di 15-20 anni, recuperare il 100% del capitale versato dovrebbe essere la norma, non un'eccezione. Quel "fino a..." fa però pensare che forse potrebbero corrispondere anche qualcosina in meno. E gli interessi? Non se ne fa accenno. Rosicchiati da spese e voci varie, forse? Addio capitale rivalutato allora? L'investimento dove sta?

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02 maggio 2007

L'effetto neon

Uno dei rischi di chi investe poco e di rado in comunicazione ed advertising è di sortire quello che io definisco "effetto neon". Come in certe insegne luminose, l'intermittenza alterna fasi di fulgore ad altre di buio più totale. Alla base di tale fenomeno ci sono scelte aziendali dettate da motivazioni disparate:

  1. risparmio/budget scarsi
  2. cattiva gestione dell'immagine/del marketing
  3. inesperienza
  4. tradizioni/consuetudini
  5. sottovalutazione delle ricadute


Mentre i punti 1 e 3 si commentano da soli, per quanto concerne il punto 2 ciò talvolta avviene perchè manca una precisa strategia dell'attenzione su di sè o se ne è fatta una pessima pianificazione in durata e/o cadenza; oppure ci si affida a comunicatori troppo rampanti ed aggressivi, in grado cioè di accendere in modo fulmineo ma effimero i riflettori su un marchio. Come diceva Eldon Tyrell, lo scienziato del film Blade Runner, alla sua scalpitante creatura (l'androide Roy) : "La candela che splende il doppio del suo splendore, brucia in metà tempo…e tu hai sempre bruciato la tua candela da tutte e due le parti".
Tra i case history di buona gestione dell'immagine negli anni, posso tranquillamente citare una realtà presso la quale ho operato in passato. Essa era solita acquistare con contratto annuale la 4° di copertina di un mensile tecnico, con diritto di prelazione sull'anno successivo.
In pratica, da ben 15 anni, quel marchio è presente ogni mese e nella medesima posizione su quella rivista, promuovendo di volta in volta prodotti, progetti, restyling vari etc. Questa scelta, di tutto rispetto (a fronte di un investimento sostenibile per una pmi), ha consentito di tenere sempre accesa una luce sulle sue attività e, di conseguenza, comunicare valori impliciti (solidità, positività, innovazione) ai suoi stakeholders istituzionali.

Per il punto 4 bisogna puntualizzare che nel caso di settori merceologici "stagionali" la scelta talvolta è imposta dal buon senso, mentre in altri casi la consuetudine ha luogo perchè si preferisce ripercorrere nei tempi e nei modi strade che si sono rivelate fruttuose in precedenza. Ci sono aziende, infatti, che amano legarsi a determinati ambienti sportivi, sponsorizzandone eventi, trasmissioni radio-tv, squadre, luoghi (stadi, percorsi etc.) divenendone addirittura binomio. Chi non ricorda, ad esempio, il celebre marchio di cancelli elettronici che si risveglia ogni anno dal letargo invernale per poi accompagnare le gare di F1 in tv coi suoi spot? Oppure quei 2-3 marchi di abbigliamento sportivo onnipresenti sui ring di boxe e lotta da sempre? Poichè certi campionati (F1, calcio etc.) hanno una durata - in numero di mesi - ragguardevole, l'effetto neon viene minimizzato e la fase "buia" serve a recuperare nuove risorse da investire nella stagione successiva.

Al punto 5 aggregherei parte delle vittime dei punti 1,2, e 3. Le conseguenze, peraltro prevedibili, sono la disaffezione della clientela (catturata nell'attenzione dalla concorrenza), la "distrazione" dei media o, addirittura, qualcosa di peggiore: l'idea cioè che l'azienda navighi in cattive acque o sia addirittura dipartita da tempo. Ho citato questa ultima funerea ipotesi perchè mi ci sono imbattuta anni or sono quando ho ripreso le redini della comunicazione di una realtà imprenditoriale che per un biennio aveva lasciato colpevolmente vacante l'ufficio stampa. Nel sentire telefonicamente il caporedattore di un noto quotidiano (seguito in passato da chi mi aveva preceduto) egli mi chiese stupito: "Ah, siete ancora in attività? Non ho più avuto vostre notizie, credevo aveste chiuso". Terribile!

Altri post sui temi Comunicazione e Gestione Uffici Stampa:




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30 aprile 2007

La solitudine del comunicatore

Come Santiago (l'anziano protagonista de "Il vecchio e il mare" di Hemingway) sento che sto remando nel grande mare periglioso su una piccola barchetta alla mercè di mille imprevisti, pericoli ignoti e - quel che è peggio - neanche il buio notturno mi risulta alleato, perchè la mia barchetta è...fluorescente! Tutti vedon me mentre io non vedo loro. Intanto, la caccia ai miei obiettivi primari (nel celebre romanzo la preda era invece un tenace ed inafferrabile pesce marlin) viene costantemente disturbata dai canti delle sirene provenienti dai social network e dal solito spam. Come Santiago combatterò a mani nude i pescecani.

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28 marzo 2007

Un sasso nello stagno

I corporate blog (o meglio, i fake blog) del recente passato hanno deluso e resteranno per sempre degli esempi da non perseguire. Vi hanno inciampato nomi celebri, e li ringraziamo per averci regalato (a loro spese) prezioso materiale "didattico" sul quale riflettere.
Spesso alle aziende chiediamo innovazione, attenzione al cliente, ascolto dei bisogni del mercato, responsabilità sociale, comunicazione trasparente, pubblicità coerenti con le reali peculiarità dei prodotti etc. (ne scrivo ormai quotidianamente su questo blog, come tanti altri "colleghi" della blogosfera italiana).
Le aziende però sono fatte di persone, e quelle che domani dovranno confrontarsi (e gestire) certi aspetti ora sono nelle università. Partire dal "vivaio" mi sembra la via migliore per sensibilizzare il management prossimo venturo.
"Bloggare" infatti vuol dire condividere, scoprirsi, dialogare, confrontarsi. Assimilare certi atteggiamenti costruttivi anche attraverso l'esercizio del blogging diventa più facile.
Il Prof. Stefano Epifani, docente della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza - Università di Roma, è promotore di BlogLab e così ne parla: "E' una iniziativa volta ad approfondire le tematiche inerenti la progettazione, la realizzazione e la gestione di un blog. L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che i blog sono ormai entrati a pieno titolo nell'ecosistema degli strumenti di comunicazione; utilizzati tanto nell'ambito della comunicazione di massa quanto in quello della comunicazione d'impresa. Motivo, questo, che rende necessario per chi si occupa di comunicazione conoscere la blogosfera, le sue caratteristiche, le sue regole".
I seminari vedranno coinvolti anche alcuni blogger italiani, per le loro competenze specifiche.
Sul sito appositamente inaugurato, potrete trovare ulteriori info per partecipare o aderire.


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